Mondiale, l’Inter corona l’anno d’oro

Pubblicato: 19 dicembre 2010 in Sport

Con il Mazembe non c’è partita. Moratti eguaglia il padre. Ma con Benitez divorzio vicino

È il cerchio che si chiude. È la fiamma che salda l’Inter di Massimo Moratti a quella di suo papà Angelo.

È il traguardo di un percorso cominciato dal presidente nerazzurro 25 anni fa, e sopravvissuto alla deriva di allenatori e giocatori, riemerso da rovesci e tempeste perfette, da investimenti riusciti e non. L’Inter conquista il mondo, quinto titolo di un cavalcata indimenticabile e trentasettesimo trofeo in 102 anni di storia (sono 38 con lo scudetto assegnato a tavolino) e lo fa dopo una finale che saràpiaciuta all’ecumenico Blatter, ma che ha riportato le distanze tra il calcio europeo e quello africano a livello siderale. Almeno a livello di club. Fatto di cui l’Inter non ha alcuna responsabilità, ma se fino ad ora questo trofeo era stato un affare tra Europa e Sud America un motivo c’era. Milan, Manchester, Barcellona e ora Inter: negli ultimi quattro anni comanda l’Europa. Zanetti alza la coppa, indossa la maglia di Samuel al contrario, la dedica è per l’argentino sbrecciato e infortunato. È la metà dolce della serata, il resto sta come sempre nelle corde dell’Inter.

Il destino ci prende benissimo con i nerazzurri e allora forse non è solo l’imponderabile a decidere la gestione degli ultimi trionfi.Pensateci: Mancini vince il campionato da licenziato in casa; a Madrid, con la Champions ancora bollente, Mourinho decide di abbandonare la corazzata. Ieri sera Rafa Benitez, alla stessa corazzata spedisce siluri forse immaginati ma che nessuno pensava potessero partire con l’Intercontinentale ancora sollevata per aria. Servisse altro,

Materazzi non ritira la medaglia perché non ha giocato nemmeno un minuto e Stankovic manda al diavolo Benitez che l’ha messo in panchina dopo una signora semifinale. È così che l’Inter vince: sprezzante del pericolo, ma capace di complicarsi la vita. Ieri sera, più fuori dal campo che dentro.

Tredici minuti: tanto i campioni d’Europa impiegano per sgonfiare le roboanti intenzioni dei congolesi.

Una carezza di Pandev cercato e trovato da Eto’o, è il primo artiglio sulla Coppa. L’Inter scelta da Benitez è diversa dalla semifinale: Thiago Motta

trequartista e Zanetti a centrocampo. Il Mazembe arremba, punge ma non buca. La difesa paga dazio sui movimenti nerazzurri, stordita dal pendolo di Eto’o e dagli incroci Milito-Pandev. Barcolla e cede di schianto al 17′: da Zanetti a Eto’o, Kimwaki gli gira pure le spalle come all’oratorio e fratello Samuel non spreca la carineria. Poi festeggia a suo modo.

Quindi piuttosto strambo. Solleva due sacchetti di plastica, dentro ci sono bottigliette d’acqua. Vai a capirlo.
Basta, finisce qui. Il resto è Milito che sbaglia tre gol, i primi due in fotocopia in un tête-à-tête con Kidiaba e il terzo di zucca nella ripresa, e l’Inter che tratta il Mazembe come un gatto fa con un gomitolo: si trastulla, gli lascia l’iniziativa convinta giustamente

di non potersi fare del male. Il Mazembe si danna l’anima, ma il possesso palla dell’Inter è un gadget di lusso che ancora non si può permettere. «Sono sicuro, arriverà il momento in cui porteremo a casa questa coppa», le speranze di Lamine N’Diaye, il tecnico africano, nascono e muoiono nella calda notte di Abu Dhabi. L’Inter si scrolla di dosso la paura,

Milito sbaglia due gol che quello di Madrid avrebbe fatto bendato e con le mani legate dietro la schiena, non c’è partita. La ripresa è una lunga passerella rossa, l’Inter la percorre con l’orgoglio e la calma dei campioni: fuori Thiago Motta dentro Stankovic; fuori Milito dentro Biabiany. È la notte di Benitez, i due impacchettano il terzo gol. Non c’è più storia, è arrivato il momento di scriverla.

Ce n’è per tutti, Cambiasso, per esempio: con 22 trofei diventa il più vincente nella storia del calcio argentino, ha passato anche Alfredo Di Stefano. Massimo Moratti si gode lo spettacolo, Benitez gliel’ha rovinato di certo, ma questa è la notte in cui si ritorna ragazzi come ha detto alla vigilia: «Non dite che ho eguagliato mio padre, per farlo dovrei vincerne ancora un’altra. Ora la nostra scommessa è recuperare il terreno perso dal Milan». Incontentabile. Gli toccherà fare la voce grossa con Benitez, questa sera però sente solo musica il presidente nerazzurro.

 

 

 

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