CNN: C’è Apple nella Top 10 delle bocciature hi-tech 2010

Pubblicato: 30 dicembre 2010 in Tecnologia

Nella Top Ten delle stroncature dell’anno che volge al termine redatte dalla CNN, Apple compare per bene due volte: a causa del mezzo flop di Ping! e per via del cosiddetto Antennagate. E a quest’ultimo va la -non proprio invidiabile- medaglia d’oro 2010.

Al primo post della classifica troviamo il tormentone dell’anno, quello che tradisce i veri fan della mela disposti a passare sopra ogni difetto pur di avere fra le mani l’ambitissimo gingillo, ovvero il problema di ricezione dell’antenna di iPhone 4. Anche se, e lo ammettono gli stessi autori di CNN, parlare di bocciatura o fallimento è un “termine decisamente relativo”, visto e considerato il successo strepitoso registrato nelle vendite fin’ora:


In principio Apple aveva affermato che il problema non esisteva. Poi, dissero che era una questione di software. Poi hanno fatto una mezza ammissione e hanno iniziato a regalare cover gratuite per lenire il difetto. Poi, hanno affermato che il problema non esisteva più e hanno cessato anche di regalare i bumper.
Mesi dopo, il problema è stato tutt’altro che dimenticato, ciononostante la popolarità del telefono non dà segni di cedimento. Per questa ragione, il termine “fallimento” va probabilmente preso con le pinze.

Agli antipodi della classifica, al decimo posto, fa capolino il social network musicale creato da Cupertino dopo i battibecchi con Facebook:

Ora c’è un social network tutto nuovo cresciuto nell’Apple Store. Non lo sapevate? Ora, sì.

E in effetti, bistrattato un po’ da artisti ed utenti, Ping! sembra quasi uno dei tanti altri social network, soprattutto se paragonato a blasoni come Facebook o Twitter. Certo, esiste da così pochi mesi che forse parlare di fallimento è un po’ prematuro, ma è chiaro che per raccogliere qualche frutto Apple dovrà investire parecchio tempo e risorse sulla cosa.

Le altre sonore bocciature, infine, vanno alla tv 3D, a Microsoft Kin, al Nexus One, alla privacy di Facebook, a Google Buzz, all’attacco al sito Gawker, alle content farm e al rilancio di Digg.

 

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