Rossi in crisi: la Ducati è indietro, resta il gap rispetto allaYamaha

Pubblicato: 23 aprile 2011 in Motori

Quelle che state per leggere sono parole di Valentino in Qatar. Dichiarazioni rimaste dormienti nel taccuino di un giornalista inglese che ieri ha deciso di pubblicarle su Internet. Se i pensieri sono di marzo, i concetti, a una settimana dall’Estoril restano d’attualità, e sottolineano le difficoltà di transito dal Sol Levante a Bologna. Seppur a 152 km di distanza, fino a poco tempo fa Tavullia e Borgo Panigale erano parte di due galassie differenti. La cittadina marchigiana ha sempre guardato verso l’Oriente, perché in Moto Gp Rossi ha sempre danzato su prototipi giapponesi, e si è abituato a guidarli in un certo modo. Ora, per tornare a vincere, il ragazzo deve ribaltare il suo universo e parte dei punti fermi Ducati: «Yamaha e Ducati sono opposte come le due parti del mondo. Possiamo migliorare la Ducati ed adattarla a me, ma rimarrà sempre diversa dalla M1».

Il problema ha radici lontane. Forse nell’ossessiva ricerca di una potenza ai limiti della governabilità. Altri puntano il dito su Stoner, non dedito al collaudo, ma la teoria non regge perché l’australiano si è preso 23 gare con la rossa facendo meglio di chiunque altro nell’era 800cc. Però Casey riesce a guidare sopra i problemi mentre Valentino vuole/deve risolverli prima di spingersi oltre le leggi della fisica: «Secondo me – ha detto Rossi – il problema più grande è che in Ducati hanno lavorato sulle massime prestazioni ma non sui dettagli, che per me sono invece molto importanti».

Con le filosofie agli antipodi non è mai facile trovare il compromesso e in questo caso si tratta di smantellare comportamenti acquisiti che riguardano uomo, dinamiche e meccanica: «Con la GP11 bisogna utilizzare linee diverse rispetto alla Yamaha. C’è po’ di sottosterzo, va raddrizzata il più presto possibile in accelerazione. La M1 è stato un pacchetto molto competitivo e agile. La Yamaha è la migliore in curva ma forse ha meno potenza rispetto alla Honda».

In quel Gp Rossi arrivò quinto. A Jerez sul bagnato, con relativo livellamento prestazionale, Valentino avrebbe potuto vincere ma nella foga stese Stoner e bissò il risultato del Losail. In Portogallo, a detta del suo capo-meccanico Burgess, Valentino sarà fisicamente al 90% ma presumibilmente la sua sarà un’altra gara in difesa. Il fenomeno lo aveva capito da un pezzo: la spalla starà meglio prima della moto.

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